Abazia di Sant’Urbano XI sec.
Teatro Giovanni Mestica
Monte San Vicino – panorama
Festival Internazionale del Folclore TERRANOSTRA
Loggiato S. Pierucci
Panorama Apiro – Foto Stefano Piardi
Lago di Castreccioni e Monte San Vicino
Abazia di Sant’Urbano XI sec.- Affresco
Gruppo Folcloristico Urbanitas
Sagra della polenta - Biroccio
Soffitto Teatro G. Mestica – Rosone

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la storia

Già abitato al tempo dei piceni e poi dei romani, Apiro fece parte del ducato longobardo di Spoleto. Nel 1227 si diede statuti comunali e fu capoluogo della giurisdizione di Valle di San Clemente, organismo indipendente che raccoglieva alcuni castelli della zona. In seguito passò sotto il dominio di Jesi e, dopo la breve dominazione di Francesco Sforza (1433-34), sotto la giurisdizione pontificia fino all’Unità.
Nel corso degli anni, si è avuto modo di credere che oltre all’attuale castello di Apiro, ne esistesse anche un altro ubicato in altro luogo; si è ipotizzato che il primo insediamento fosse avvenuto sui Piani, un rilievo montuoso di circa 900 m s.l.m.poco distante dall’attuale centro, precisamente nei pressi della Chiesa di San Nicolò. Questo centro venne, molto probabilmente, distrutto poi dai Goti e dai Longobardi come tante altre città Picene; gli scampati si spostarono nell’attuale collina dove risiede oggi Apiro, dando vita ad un nuovo insediamento che estese la sua giurisdizione su un vasto territorio e castelli vicini, identificandosi con l’appellativo di “Abitanti della valle di san Clemente” che va dal Monte San Vicino fino a Castelsanpietro. Anche sui Piani venne ricostituito un nuovo castello chiamato “Pyre” che entrò chiaramente in combutta con il nuovo più in basso e fu così che nel 1227 in seguito ad una battaglia, il vecchi castello fu definitivamente distrutto e gli abitanti del nuovo, da quel momento iniziarono a chiamarsi “Pirani” in onore alla vittoria riportata.
In realtà esiste anche un’altra ipotesi sull’origine del nome di Apiro e cioè che derivi da un albero di pero ed in realtà lo stemma del Comune di Apiro è un albero di pero: “con le radici nel suo ceppo e nei lati del tronco una P ed una I che vogliono dire Pirum”.
La storia ci dice che in seguito passò sotto il dominio di Jesi e, dopo la breve dominazione di Francesco Sforza (1433-34), venne annesso alla giurisdizione pontificia fino all’Unità d’Italia del 1861.

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