Il Borgo

Incastonato tra il Monte San Vicino e il Lago di Castreccioni, Apiro gode di un magnifico panorama. Il lago è un grande invaso artificiale diventato nel tempo una importante meta turistica, mentre il monte rappresenta un inconfondibile punto di riferimento dell’Appennino centrale e disegna da sempre lo skyline del paese.
Il territorio è prevalentemente collinare, si estende per circa 54 km² tra le valli dell’Esino e del Musone, con uno sguardo che spazia dai Monti Sibillini e dalle colline del Cingolano. Il comune confina con Cupramontana, Cingoli, San Severino Marche, Matelica, Poggio San Vicino e Serra San Quirico. Il paesaggio rurale custodisce produzioni agricole di qualità, tra cui il vino Verdicchio e l’olio extravergine di oliva.
Il centro storico, protetto da mura castellane, conserva monumenti e opere d’arte di grande interesse.
Nonostante la posizione appartata, Apiro mantiene buoni collegamenti con i principali centri della regione: Jesi dista 25 km, Fabriano e Macerata 42 km, Ancona 54 km, mentre l’aeroporto “Raffaello Sanzio” si trova a 38 km.
STORIA
Abitato già in epoca picena e poi romana, Apiro entrò a far parte del ducato longobardo di Spoleto. Nel 1227 la comunità si dotò di propri statuti comunali e divenne capoluogo della giurisdizione della Valle di San Clemente, un organismo autonomo che riuniva diversi castelli del territorio. In seguito passò sotto il dominio di Jesi e, dopo la breve parentesi sforzesca del 1433-34, rimase nella giurisdizione pontificia fino all’Unità d’Italia.
Secondo alcune ricostruzioni storiche, oltre all’attuale castello ne esisteva un altro sul territorio dei Piani, un rilievo di circa 900 metri poco distante dal centro storico, nei pressi della chiesa di San Nicolò. Questa fortificazione venne probabilmente distrutta durante le incursioni dei Goti e dei Longobardi, come accadde a molte città picene. I superstiti si trasferirono sull’attuale collina dove oggi sorge Apiro e fondarono un nuovo insediamento. Questo estese la propria giurisdizione su un ampio territorio e sui castelli vicini, dal Monte San Vicino fino a Castelsanpietro. Gli abitanti si identificarono con il nome di “Abitanti della Valle di San Clemente”.
Anche sui Piani sorse in seguito un nuovo castello, chiamato “Pyre”, che si alleò con quello costruito più in basso. Nel 1227 una battaglia portò però alla distruzione definitiva del castello dei Piani e gli abitanti del borgo sottostante iniziarono a chiamarsi “Pirani”, in ricordo della vittoria ottenuta.
Un’altra ipotesi fa risalire il nome Apiro alla parola latina pirum, “pero”. Anche lo stemma comunale raffigura infatti un albero di pero con le radici nel ceppo e le lettere P e I ai lati del tronco.
In seguito il castello tornò sotto il dominio di Jesi e, dopo la breve dominazione di Francesco Sforza tra il 1433 e il 1434, entrò stabilmente nella giurisdizione pontificia fino all’Unità d’Italia del 1861.
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Ascolta l’audioguida di Apiro letta dall’attore Cesare Bocci:
RICONOSCIMENTI
